la strage nascosta: cento morti sul lavoro dimenticati ogni anno

la strage nascosta: cento morti sul lavoro dimenticati ogni anno

L’inchiesta di Repubblica sugli incidenti non denunciati e nei cantieri in nero

Porta la firma di Marco Ruffolo l’approfondito servizio sugli incidenti sul lavoro pubblicato quest’oggi da uno dei maggiori quotidiani nazionali “La Repubblica”, sia nell’edizione cartacea con lancio in prima pagina che su quella web, dove si mettono in luce le migliaia di morti ignorate dai media e che scompariranno nella nebbia solo perché “lavoratori in nero” oppure perché non rientranti nelle categorie tutelate dall’INAIL.
Un’inchiesta che mette a confronto le storie di lavoratori – uomini e donne che allo stesso tempo sono anche madri, padri, figli – con le statistiche, quelle ufficiali diffuse dall’Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro e le malattie professionali.
“La vera anomalia – osserva nell’articolo il giornalista di “La Repubblica” – è che non esiste un ente pubblico che raccolga tutti gli infortuni”. Infatti, “sono almeno due milioni (ma c’è chi dice molti di più), che vanno aggiunti agli assicurati INAIL, i quali ora sarebbero 21 milioni”. Quando uno di quei due milioni – un vigile del fuoco, un poliziotto o un militare – perde la vita sul lavoro, magari la sua storia verrà raccontata dai giornali, ma per le statistiche ufficiali la sua morte non è mai avvenuta. Ecco la vera anomalia: non esiste un ente pubblico che raccolga tutti gli infortuni. “È un’assurdità escludere tutte quelle categorie”, ha commentato il Presidente nazionale ANMIL, Franco Bettoni, ipotizzando di applicare a due milioni in più di occupati la stessa percentuale di decessi denunciati all’INAIL, il numero delle morti sul lavoro salirebbe da 1.018 a 1.113.
Ci sono poi i lavoratori “in nero” che però, in caso di morte, è difficile che riescano a sfuggire alle statistiche, poiché a quel punto si apre l’ispezione e se viene dimostrato che la morte è legata al lavoro svolto, spetta all’INAIL indennizzare i superstiti, salvo poi chiedere rimborso al datore di lavoro.

Commenti dell’ANMIL tramite il Presidente Franco Bettoni

“Sui decessi ci atteniamo ai dati ufficiali – dice Bettoni – la vera, spaventosa sottovalutazione avviene invece per tutti gli altri infortuni, soprattutto quelli minori. Nelle 637 mila denunce totali del 2016 non compaiono tutte quelle situazioni in cui il datore di lavoro, per evitare che gli venga alzato il premio assicurativo o che scattino per lui conseguenze penali, convince il suo dipendente a dire che non si è fatto male durante il lavoro, che stava a casa”.
“Il lavoro quotidiano della nostra Associazione che sta al fianco di chi soffre e spesso attende una giustizia che non arriverà mai né dai responsabili di tanto dolore né dai tribunali dove le archiviazioni per prescrizione, cavilli tecnici o semplicemente burocratici non lasciano spazio neppure al conforto della giustizia fatta”, conclude il Presidente Bettoni che ringrazia Marco Ruffolo e il Direttore di Repubblica che ha consentito tale spazio per il coraggioso articolo che ha saputo restituire un po’ di giustizia nell’informazione.

Vi consigliamo la lettura dell’articolo: Lavoro, la strage nascosta: cento morti dimenticati ogni anno” di Marco Ruffolo su “La Repubblica”

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