Informativa del Ministro Di Maio in tema di infortuni sul lavoro

Informativa del Ministro Di Maio in tema di infortuni sul lavoro

Il Ministro dello Sviluppo economico, del Lavoro e delle politiche sociali Luigi Di Maio ha svolto in Aula un’informativa sul tema degli incidenti nei luoghi di lavoro.

Il Ministro dello Sviluppo economico, del Lavoro e delle politiche sociali Luigi Di Maio ha svolto in Aula un’informativa sul tema degli incidenti nei luoghi di lavoro.
L’informativa è stata occasione per poter indicare i primi punti di intervento del Governo su questo argomento, considerato che i dati relativi al fenomeno solo preoccupanti. Nei primi quattro mesi del 2018, come ricorda il Ministro, sono stati 286 i lavoratori morti sul lavoro, con un incremento del 9,2 per cento rispetto allo stesso periodo del 2017; i morti oggi sarebbero oltre 300, una media di due persone ogni giorno e, purtroppo, il dato reale potrebbe essere addirittura più alto, considerando i lavoratori non tutelati dall’INAIL e le denunce di infortunio mortale non riconosciute come tali dall’Istituto.
Il trend dei primi cinque mesi del 2018 registra un aumento degli infortuni, ascrivibili principalmente a cadute dall’alto, a investimenti ad opera di mezzi o macchine, a intossicazioni in ambienti confinati, al ribaltamento di mezzi meccanici, specialmente in agricoltura.
Tra gennaio e dicembre 2017, le denunce di infortuni pervenute all’INAIL sono state 635.433, in linea con quelle rilevate nell’analogo periodo del 2016. La diminuzione di 1.379 casi – meno 0,2 per cento – è dovuta esclusivamente al calo degli infortuni avvenuti in occasione di lavoro, mentre quelli in itinere, nel tragitto casa-lavoro e viceversa, hanno avuto un incremento del 2,8 per cento.

Per arginare il fenomeno, il Ministro sottolinea innanzitutto la necessità di sensibilizzare datori e dipendenti verso una cultura della sicurezza sul lavoro, attraverso attività di informazione e formazione.
Necessario anche rafforzare le attività ispettive di vigilanza e controllo nei luoghi di lavoro attraverso il potenziamento delle strutture amministrative competenti, ma allo stesso tempo far sì che, quando queste strutture rilevano delle violazioni delle norme, possano accompagnare l’impresa verso la messa in regola e non solo comminare delle sanzioni.

Indispensabile è poi incentivare le buone prassi aziendali e premiare le imprese che investono nella sicurezza, in un momento in cui dobbiamo occorre dare un segnale a tutte quelle che, invece, non rispettano le norme.
In generale, il Ministro esprime all’Aula la convinzione che non è con più leggi che otterremo il risultato di tutelare i lavoratori, ma probabilmente l’opposto, facendo semplicemente rispettare le regole esistenti. E questo concetto non vale solo per chi ha diritto già alla tutela INAIL: esistono infatti tanti altri lavoratori, che, considerato il mutato contesto del mondo del lavoro, necessitano di una protezione sociale che al momento non hanno.
Tutti i lavoratori, come dice l’articolo 38 della Costituzione, a prescindere dalla qualificazione giuridica dei rapporti di lavoro, che siano questi subordinati o meno, devono avere gli stessi livelli di tutela in caso di infortunio e di malattia professionale da parte dell’INAIL.
Un primo strumento da valorizzare, secondo il Ministro, è il Sistema informativo nazionale per la prevenzione nei luoghi di lavoro, che fornisce dati per orientare, programmare e valutare l’efficacia di prevenzione degli infortuni e le malattie professionali. Il tavolo tecnico per lo sviluppo e il coordinamento di questo sistema informativo vede coinvolti, oltre ai rappresentanti del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, anche i rappresentanti delle altre amministrazioni competenti, quali i Ministeri della Salute, della Pubblica amministrazione, dell’Interno, della Difesa, dell’Economia e delle finanze, e i rappresentanti della Conferenza dei presidenti delle regioni e delle province autonome, nonché dell’INAIL. L’effettivo avvio del tavolo tecnico consentirà di verificare l’adeguatezza delle modalità di funzionamento del SINP, in funzione dell’esigenza di programmazione, monitoraggio e valutazione delle politiche di sicurezza.

Un altro tema riguarda gli incentivi economici, ovverosia favorire un sistema di premialità nei confronti delle imprese che decidono di investire sulla sicurezza, di migliorare le condizioni negli ambienti di lavoro e di impegnarsi nella formazione. Sempre maggiore importanza dovrà quindi avere il sistema di informazione e formazione, vero fulcro del sistema preventivo dei rischi.
È molto importante la collaborazione con il Ministero dell’Università e della ricerca per instaurare una cultura della sicurezza sul lavoro già dalla scuola, potenziando gli strumenti di alternanza scuola/lavoro. Inoltre, va potenziata la ricerca per individuare soluzioni innovative in grado di assicurare a tutti i lavoratori una tutela, con particolare attenzione ai fattori di rischio emergenti connessi ai nuovi modelli organizzativi, al cambiamento dei processi produttivi e all’invecchiamento della popolazione lavorativa.
L’INAIL destina risorse finanziarie attraverso appositi bandi per la ricerca di collaborazioni. Entro luglio 2018, informa il Ministro, sarà pubblicato un nuovo bando per un importo di circa 4,5 milioni di euro su tematiche trasversali, che riguardano tre rilevanti ambiti istituzionali: il reinserimento lavorativo, la tutela assicurativa e la prevenzione. La ricerca INAIL ha fornito un importante contributo nell’ambito degli interventi connessi al Piano nazionale industria, promosso dal Ministero dello Sviluppo economico. In virtù della propria rete di collaborazione, l’Istituto ha aderito a tre partenariati con la finalità di promuovere e realizzare progetti di ricerca applicata, di trasferimento tecnologico e di formazione su tecnologie avanzate, valorizzando tematiche trasversali della salute e sicurezza sul lavoro, nell’ambito delle proposte progettuali presentate da varie università italiane.
L’INAIL può inoltre, dall’anno scorso, investire in start up innovative per la valorizzazione dei risultati della propria ricerca scientifica, oppure sottoscrivere quote di fondi comuni di investimento di tipo chiuso, dedicate all’attivazione e allo sviluppo di start up innovative operanti nella tutela della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro e nell’assistenza protesico-riabilitativa.Ci sono vari progetti in corso, e si stanno sperimentando soluzioni tecnologiche per mitigare l’esposizione ai rischi dei lavoratori impegnati in settori ad elevato rischio di infortunio: come i robot per sostituire l’uomo in attività e interventi in scenari di lavoro ad alto rischio, esoscheletri integrati per la riduzione dell’affaticamento muscolo-scheletrico, sistemi basati su sensori per il monitoraggio delle attrezzature e degli ambienti di lavoro, e dispositivi indossabili per accertare la compatibilità delle soluzioni adottate con gli ambienti e le attrezzature in uso. Ci sono anche in sperimentazione sistemi di visione e realtà aumentata, per assistere il lavoratore in attività ordinaria e straordinaria del processo produttivo e manutentivo.
Per il capitolo della vigilanza e dei controlli, il Ministro ricorda che che l’applicazione della legislazione in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro viene svolta prioritariamente dai servizi ispettivi delle ASL competenti per territorio; solo in alcuni settori di attività, essenzialmente nel settore dell’edilizia, tale vigilanza può essere esercitata anche dagli uffici territoriali dell’Ispettorato nazionale del lavoro.
Rimane un fondamentale obiettivo, quello di rafforzare ulteriormente i controlli mediante intese con le Regioni e forme stabili di coordinamento tra le attività delle ASL e quelle in capo all’Ispettorato del lavoro. Proprio per il potenziamento di questi organi ispettivi, è possibile implementare le competenze dell’Ispettorato attraverso l’emanazione di un atto di alta amministrazione, a legislazione vigente. Questo provvedimento consentirebbe, infatti, di assegnare al personale ispettivo dell’Ispettorato la competenza a vigilare in relazione ad ulteriori attività lavorative comportanti rischi particolarmente elevati; dovrà, però, essere necessariamente accompagnato da un incremento sostanziale del numero delle unità ispettive, che oggi non è superiore a 280 unità. Quindi, secondo il Ministro, per potenziare concretamente l’attività di vigilanza, il Ministero si propone di assumere 1000 unità ispettive in più.
Dal punto di vista degli incentivi alle imprese che vogliono affrontare il tema della sicurezza sul lavoro mettendosi a norma, sarà necessario ridurre i costi agevolando il valore dell’IVA sugli acquisti effettuati dai datori di lavoro, riguardanti tutto quanto concerne il settore della sicurezza per le aziende. Va poi considerato che molteplici fattori negli ultimi anni hanno portato ad un cambiamento delle forme di lavoro e quindi all’insorgenza di nuovi rischi a causa delle mutate condizioni di lavoro dettate dall’innovazione tecnologica, il progressivo invecchiamento della popolazione attiva e le difficoltà delle piccole e medie imprese nel valutare le situazioni di rischio e nell’adottare strategie appropriate per mettere in sicurezza i propri lavoratori, abbiamo bisogno anche di nuove strategie di prevenzione. Quindi, conclude il Ministro, dobbiamo introdurre degli strumenti concreti, pratici e adeguati alle condizioni e alle dimensioni dell’impresa, che siano in grado allo stesso tempo di assicurare il benessere e l’integrità fisica dei lavoratori, insieme alla sostenibilità economica per le imprese.

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